Il settore assicurativo è entrato in una nuova fase evolutiva, guidata dalla crescente adozione dell’intelligenza artificiale. Secondo recenti stime dell’Italian Insurtech Association (IIA), entro il 2028 gli investimenti in AI raggiungeranno i 500 milioni di euro in Italia, rappresentando una quota sempre più rilevante della spesa in innovazione. La quota di investimenti in intelligenza artificiale sul totale infatti è passata dal 5%, nel 2024, al 10%, nel 2025, con una proiezione al 15% per l’anno prossimo e al 28% entro il 2028.

Dai margini al cuore del business 

Se prima l’AI veniva utilizzata per ottimizzare processi operativi, gestire significative moli di dati e contenere colli di bottiglia amministrativi, ora è sempre più nel DNA del business: dall’underwriting, alla gestione dei sinistri, sino alla prevenzione delle frodi. “A differenza di altri settori, nel mondo assicurativo, l’IA non riduce né comprime la marginalità, ma amplia il perimetro di business e accelera la crescita del mercato”, sostiene Simone Ranucci Brandimante, Presidente dell’IIA.

In questo scenario, emerge una domanda chiave per le compagnie assicurative: come trasformare questi investimenti in valore concreto e sostenibile?

La risposta passa sempre più spesso da un modello operativo evoluto che richiede: una strategia definita, competenze dedicate e una roadmap almeno triennale.

Questi infatti sono i driver che definiscono i cosiddetti “AI leaders”, rappresentati dal 25% delle compagnie assicurative e il 10% di agenti, broker, distributori, mentre tutti gli altri stanno costruendo competenze ancora frammentarie o sono in fase esplorativa.

AI nelle assicurazioni: opportunità e complessità 

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo i processi assicurativi lungo tutta la catena del valore:

  • automazione delle attività amministrative;
  • miglioramento della gestione sinistri;
  • maggiore accuratezza nella valutazione del rischio;
  • personalizzazione dell’offerta, a fronte di un ampliamento della platea e di nuovi segmenti di clientela, servizi e modalità di interazione (oltre il 55% degli assicurati, sempre secondo lo studio condotto, si dichiara disponibile ad interagire con agenti digitali basati su AI).

Tuttavia, l’adozione dell’AI comporta anche un aumento significativo della complessità operativa:

  • integrazione di sistemi legacy e nuove piattaforme;
  • gestione avanzata dei dati;
  • compliance normativa;
  • ridefinizione dei modelli organizzativi.

Il rischio non è più legato all’innovazione in sé, ma alla capacità di gestirla ed eseguirla in modo efficace.

Un modello ibrido per il futuro del settore assicurativo

L’evoluzione del settore non sarà completamente automatizzata, ma sempre più orientata verso modelli ibridi, in cui tecnologia e competenze umane coesistono. In particolare, chi si trova in fase:

  • avanzata –  dovrà agire su governance e gestione, scalabile e responsabile, dei sistemi AI;
  • intermedia – dovrà accelerare su competenze e definizione di una roadmap;
  • iniziale –  dovrà puntare su formazione, digitalizzazione di base e cultura del dato.

Outsourcing assicurativo: i vantaggi per le compagnie e gli altri player assicurativi

In questo contesto, l’Outsourcing si configura come un abilitatore chiave della trasformazione, grazie ai vantaggi che è in grado di generare:

  1. accelerazione del time-to-market

Affidarsi a partner specializzati consente di implementare più rapidamente soluzioni innovative, riducendo i tempi di avvio e messa a regime.

  1. ottimizzazione dei costi operativi

L’Outsourcing permette di migliorare il rapporto tra costi fissi e variabili e di sfruttare economie di scala, migliorando l’efficienza complessiva.

  1. accesso a competenze specialistiche

Le compagnie e gli altri player della filiera assicurativa possono contare su expertise verticali aggiornate, senza dover disporre internamente di  tutte le competenze tecnologiche e operative.

  1. focus sul core business

Delegare a professionisti specializzati le attività operative consente di concentrare le risorse interne su attività strategiche come sviluppo prodotti, underwriting e sales.

  1. scalabilità e flessibilità

L’Outsourcing garantisce la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e ai picchi operativi.

In questo scenario, è un elemento chiave per:

  • integrare l’intelligenza artificiale nei processi;
  • migliorare la qualità del servizio;
  • mantenere il controllo strategico;
  • garantire continuità operativa.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale sta trasformando il settore assicurativo, ma il vero vantaggio competitivo non risiede solo negli investimenti tecnologici.

La differenza la farà la capacità di tradurre innovazione in efficienza operativa e valore per il cliente.

L’Outsourcing assicurativo, in cui Sint, società partner del Gruppo De Pasquale, è specializzata, può rappresentare una leva strategica che accompagna le compagnie e gli altri player assicurativi in questo percorso, rendendo la trasformazione digitale più agevole, efficace, sostenibile e scalabile.

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