Sharing economy: “What’s mine, it’s yours”

Condividere e partecipare, sono queste le parole d’ordine della sharing economy; ma non bastano per riuscire a definire un fenomeno tanto complesso e in continua evoluzione.

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La sharing economy nasce come reazione alla crisi economica del 2008 e dalla necessità immediata, da parte della popolazione, di una maggior flessibilità finanziaria e di un accesso a beni e servizi crescente e praticabile. Si è fatta portavoce di un’esigenza comune di condivisione, ha dato vita a modelli innovativi, che hanno superato il semplice aspetto economico, inglobando dentro di sé altri due drivers: da un lato la risposta al bisogno sociale di collaborazione e partecipazione proattiva e autentica a servizi e beni sostenibili, che hanno permesso la creazione di community sempre più forti sul mercato. Dall’altro, lo sviluppo tecnologico, tra social networks, mobile, P2P e bassi costi di transazione, si è reso la base di partenza necessaria su cui strutturare ed erigere il colosso della sharing economy.

Step by step, la sharing economy ha iniziato ad assumere una fisionomia sempre più chiara, generata da un mix di elementi che ne definiscono un volto nuovo e mutevole: possiamo definirla come il punto d’incontro di molteplici fattori che, confluendo gli uni con gli altri, hanno plasmato un modello economico nuovo, meglio definito, delle 5 C, come ci suggerisce l’autrice Rachel Botsman, articolando la sharing economy come la commistione tra “collaboration, consistency, conduct, contact and community”.

Appare chiaro a tutti quanto siano elevate le potenzialità della sharing economy e quanto vasto possa essere il suo campo d’azione e le prospettive di sviluppo; solo a settembre 2018 sono stati 6,5 milioni gli italiani che hanno utilizzato almeno un servizio di sharing, soprattutto per quanto riguarda la condivisione di case e appartamenti (3,5 milioni), servizi di mobilità (1,8 milioni) e in generale servizi di social lending (600 mila). Nonostante i dati sembrino riflettere una situazione rosea per il nostro paese, in realtà l’Italia risulta essere una delle nazioni meno sviluppate per quanto riguarda sia per l’accesso in generale dei servizi di sharing, sia per l’utilizzo che ne viene fatto; solo i giovani di età compresa fra i 18 e i 35 anni fanno uso di app di condivisione, ma in percentuale nettamente inferiore rispetto alla media europea, in cui il mercato sfiora i 3,6 miliardi di euro.

https://fee.org/articles/consumers-win-in-the-sharing-economy/

Dal turismo ai trasporti, dal mondo dei servizi alla finanza, da BlaBlaCar a Airbnb, c’è un fattore comune che, se sfruttato con successo, può rendere la sharing economy un vero e proprio vantaggio competitivo per le aziende che ne adottano gli strumenti; stiamo parlando del coinvolgimento.
Essere parte del sistema dello sharing significa creare un network, virtuoso o vizioso, a seconda del passaparola generato, completamente nelle mani di consumatori e delle community sviluppate attorno ai servizi; generare network, vuol dire creare fiducia nel consumatore e produrre un’ottima reputazione per l’azienda; fiducia e reputazione si traducono in ritorni di immagine e nella continua innovazione del business, generando un valore inestimabile sia per l’azienda che per il consumatore stesso. La chiave del successo non è tanto la condivisone dell’attività o del bene proposto al mercato, quanto il coinvolgimento più o meno intenso del consumatore, che da passivo diventa produttore attivo, in una fusione di ruoli che dà vita alla figura del prosumer, vero attore della catena infinita della sharing economy.

https://blog.blablacar.it/blablalife/era-della-condivisione/fiducia/dreams-pilastri-fiducia-blablacar

Un esempio di successo mondiale è quello di BlaBlaCar che ha fatto della fiducia lo strumento essenziale del suo business, permettendole di ottenere un bacino di utenza di oltre 40 milioni di fruitori nel mondo. È interessante l’approccio che l’azienda ha utilizzato in questi anni di ascesa, attraverso il modello DREAMS, così composto: declared (dichiarato) si tratta della dichiarazione che viene compilata dall’utente nel momento in cui si iscrive alla piattaforma, rated (valutato) ovvero l’insieme dei feedback raccolti dai fruitori per ciascun utente attivo del servizio di car pooling, engaged (coinvolto), active (attivo) in quanto il servizio permette agli utenti di comunicare in modo tempestivo fra loro e di verificare la serietà dell’utente, moderated (moderato) nella circolazione della informazioni sensibili e per concludere social, per cui ogni profilo utente può essere associato ai profili social di riferimento verificando la presenza online dell’utente per aumentare e stimolare la fiducia dei partecipanti al viaggio.

Coinvolgimento e fiducia, azione e condivisione, innovazione e valore; ecco il volto della sharing economy, non ancora del tutto sviluppato ma che presto diventerà maggiorenne.

Augusta Angelino

Sono Responsabile Comunicazione e Marketing di Sint dal 2005, mi considero una persona con un forte istinto creativo. Sono attratta da tutto ciò che può dar sfogo alla mia creatività, specie in termini visivi e di espressività corporea. Come Executive Senior Account e Project Manager sono costantemente a contatto con realtà aziendali le più diverse e nei più svariati settori, fonte costante di esperienza ed apprendimento sui temi del marketing e della loyalty.