Sei una persona-cane o una persona-gatto?

Sappiamo che almeno i tre quarti dei contenuti in rete riguardano “gattini”, o più in generale il mondo animale e in particolar modo quello degli animali domestici. Materiale la cui utilità è quella di intrattenerci, facendoci fare una risata per il povero bulldog che arranca per salire sul divano, o facendoci commuovere nello scoprire che Koko il gorilla ha adottato i due cuccioli di gatto rimasti orfani.

Oppure no?

Facebook ha analizzato i suoi utenti che hanno cani o gatti (attraverso le foto che postano) per “inquadrarci” nella tipologia persona-cane o persona-gatto. Questo perché, analizzando i dati degli utenti e facendoli parlare, quindi trovando correlazioni tra gli stessi, hanno scoperto che le due tipologie di profilo hanno comportamenti di consumo diversi e ben definibili.

Alla Social Media Week di Milano, durante il workshop “Predictive Marketing: big data e intelligenza artificiale alla conquista del consumatore omnicanale” ci è stata fatta dal moderatore Alessandro Sisti una domanda estremamente interessante: la nostra identità “digitale” è davvero la nostra identità, ma soprattutto è davvero nostra?

Insomma quando pagheremo online attraverso un selfie (adesso diciamo tutti che non lo faremmo mai, ma ne riparliamo tra 5 anni), dove andrà a finire la mia faccia?

Nessuno sa davvero cosa le aziende ci facciano con i nostri dati né quali siano questi dati né quanto siano veritieri, ma neanche evitando di usare internet riusciremmo a non fornirglieli (sapevate che vicino ai cartelloni pubblicitari molto spesso ci sono web-cam che registrano il nostro comportamento di fronte ad essi?): probabilmente anche chiudendoci in casa senza far nulla verremmo in qualche modo “incasellati”.

Forse gli unici consigli utili sono:

  • riadattare il materno “non dare confidenza agli sconosciuti” in chiave 4.0: “non dare alle APP l’accesso alla tua posizione” (ma vale anche per il microfono, la telecamera etc)
  • e poi godere della mole di film e serie sci-fi che verranno prodotte sul nuovo rapporto uomo-intelligenza artificiale: ma solo se vi piacciono i gatti ovviamente!

Federica Berra

Il modo in cui mi approccio alla realtà è influenzato da una serie di elementi: il percorso di studi seguito (Scienze della Comunicazione), la passione per il mondo del marketing, Game of Thrones (ma anche Lost, Dexter, Buffy, Twin Peaks e le serie TV in generale). Mi affascina scoprire come ogni giorno venga inventato qualcosa di nuovo (nel mondo del tech, dei servizi, del food... ovunque!) e come la creatività sia la vera artefice di tutto ciò: e come dice Rodari «il processo creativo [...] – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre.»