Questo matrimonio s’ha da fare! .. Se me lo permetti

Si sa, anche nel marketing la seduzione è un’arma indispensabile, e se mal impiegata può trascinare i brand, senza pietà, verso un amaro due di picche. Ma allora, come evitare il fallimento del corteggiamento ai consumatori?
Sempre parlando in termini sentimentali, potremmo trovare la risposta nel matrimonio. Ebbene sì, questa è la prospettiva metaforica che ci fornisce lo scrittore statunitense Seth Godin, padre del permission marketing che potremmo personificare nel “prete new age” della situazione. Secondo la sua teoria, il permission marketing non rappresenta solo un approccio al marketing, ma una vera e propria strategia di engagement, a tutti gli effetti.
È una strada alternativa che consente ai brand di avvicinarsi, scalzi e in punta di piedi, ai consumatori, cercando un coinvolgimento attivo che possa condurli a comunicare con le aziende, solo e solamente con il loro permesso.

marketing permission
Fotolia: #193857561 | Autore: OpturaDesign

Tutto parte dall’assunto di base che la risorsa scarsa sia il tempo. Non si può ottenere nè chiedere tempo ai consumatori, è necessario guadagnarselo e veicolare la loro attenzione, non interrompendoli ma ingaggiandoli.
È il polo opposto all’interruption marketing, tipico dei metodi di comunicazione tradizionali, terreno del marketing ordinario, dell’affollamento pubblicitario, della building frustration. Viceversa, quello che si propone di fare il permission marketing è costruire soddisfazione e consenso attraverso la fiducia che i brand, per primi, devono conquistare fra i consumatori, e che devono nutrire e sfruttare per creare valore. Come dice Godin, il permission marketing è un buon “agricoltore”, che seleziona accuratamente, coltiva e si prende cura dei potenziali clienti. Il fratello gemello (l’ interruption marketing) di mestiere fa il “cacciatore”, è spietato ed ogni volta che scaglia un proiettile, spera sempre di colpire più prede possibili nella massa.

seth godin permission marketing
Fotolia: #115638096 | Autore: the_lightwriter

I consumatori hanno bisogno di sentirsi coinvolti, di prendere parte al processo d’acquisto spontaneamente, ma soprattutto, hanno bisogno di fiducia. È questa la chiave del successo di molte imprese che hanno deciso di fare del permission marketing il loro core business, come la “crowdfunded” LovBy, in cui il modello ruota attorno alla fedeltà dei clienti, che diventano ambassador dei brand amati per guadagnare. Il meccanismo è semplice ma efficace. La piattaforma permette agli iscritti di entrare in relazione con le aziende, di condividerne contenuti e prodotti e ad ogni azione social emessa, di corrispondere una currency virtuale (i Lovies) che remunera e monetizza il tempo impiegato sui social dagli utenti. La grande potenzialità risiede nella strategia Win Win applicata, che porta vantaggio ad entrambe le parti coinvolte; le aziende ottengono visibilità e i clienti monetizzano il tempo speso, entrano in contatto con il brand e si fidelizzano. L’idea è vincente perché permette ai BrandLover di lavorare a fianco delle aziende e di assumere un ruolo attivo nella comunicazione, evitando la somministrazione di scomodi, poco tollerati adv e di contenuti passivi al pubblico. Siamo davanti a un livello di loyalty superiore, in cui sono i clienti stessi a diventare gli influencer esperti dei loro brand preferiti.
È risaputo, oggi la maggior parte delle persone si fidano sempre meno di quanto detto dalle aziende e sempre più dei consigli di amici, parenti, forum, blog. LOFT ha imparato la lezione, e ormai da tempo ha intrapreso una campagna di comunicazione singolare, “fai da te”, in cui nelle foto pubblicate non compaiono statuarie modelle ad indossare i jeans, ma le donne e le collaboratrici dell’azienda.

godin seth marketing permission
Fotolia: #165927388 | Autore: fotomek

Il permission marketing potrebbe diventare il “prezzemolo” di tutte le ricette di comunicazione delle aziende e ,step by step, permettere di giungere ad un livello di relazione e di fiducia tale da invertire il processo. Godin lo definisce come il “permesso endovena”, nonché l’apice delle strategie di permission, per cui alle aziende viene permesso addirittura di inviare i prodotti senza che i consumatori l’abbiamo chiesto.
È come un bocciolo che si schiude lentamente, facendo nascere una rosa di possibilità nuove per il vasto panorama della loyalty, in cui sono i clienti ad essere al centro del fiore, a muovere la comunicazione delle aziende e a diventarne i migliori attori, degni di un Oscar.

Augusta Angelino

Sono Responsabile Comunicazione e Marketing di Sint dal 2005, mi considero una persona con un forte istinto creativo. Sono attratta da tutto ciò che può dar sfogo alla mia creatività, specie in termini visivi e di espressività corporea. Come Executive Senior Account e Project Manager sono costantemente a contatto con realtà aziendali le più diverse e nei più svariati settori, fonte costante di esperienza ed apprendimento sui temi del marketing e della loyalty.