Quando il marchio è un suono (e viceversa)

Il suono è una vibrazione nell’aria, è il risultato di un movimento di particelle ed è anche il marchio, una firma, la manifestazione di un qualcosa che accade dentro o attorno a noi. Ciò che noi intendiamo come suono è una piccola parte di cosa realmente è, per un’ovvia ragione, l’orecchio umano ha una capacità limitata di percepire i suoni, per cui noi possiamo sentire suoni solo entro un certo intervallo di frequenze. Tutto questo per dire che il suono in quanto simbolo e marchio è un elemento fra i più potenti ed impattanti della comunicazione.

Il suono è certamente anche rumore, non si pensa alla parola suono se si pensa allo scricchiolare della ghiaia prodotto dai nostri passi, possiamo capire anche senza guardare se qualcuno sta correndo o sta camminando semplicemente ascoltando il rumore dei suoi passi che può essere più o meno ritmato, scoprendo una sorta di musica che contraddistingue passi lenti e passi veloci.

Ogni volta che accendete il vostro Mac sentite un suono che viene chiamato startup chime, un suono che fu creato da Jim Reekes nel 1991 e da allora non è stato mai sostituito o cambiato. Ogni volta che sentiamo questo suono attorno a noi, sappiamo che qualcuno ha acceso il suo computer Apple ed ogni volta che pensiamo ad accendere un computer Apple sappiamo che ascolteremo questo suono, che diventa un vero e proprio marchio. Con un solo suono otteniamo un’informazione che codificata in parole impiegherebbe più tempo ad essere sia espressa che recepita. Questo è solo un esempio di suono iconico (o “earconic” dalla crasi inglese “ear” e “iconic”) e ce ne sono moltissimi. Vi ricordate la pubblicità della Invernizzi? Si concludeva con due note (eee ooh) cantate da una voce che contraddistinguevano in maniera assolutamente originale il marchio.

Stesso discorso per Clementoni,

ogni volta che sentiamo un “clem clem” sappiamo che si sta parlando del noto marchio di giocattoli.
Tutti questi suoni hanno in comune di rappresentare in maniera univoca un oggetto, perché? Perché non c’è niente di più rapido di un suono per creare una connessione sensoriale ed emozionale con un brand. Spesso poi succede anche che vengano composte delle vere e proprie canzoni o dei jingle, delle sigle, che diventano il marchio di un’azienda. L’esempio più banale ma anche più immediato è “I’m lovin it” di McDonald’s

oppure tutti vi ricorderete il jingle della Mentos, ma avete mai sentito l’intera canzone?

Come dietro al logo c’è un intero studio di visual design per quanto riguarda suoni, sigle e musica usati nel marketing e nella pubblicità, esiste uno studio di sound design. Ma l’interattività e l’alta componente tecnologica dei progressi legati all’advertising hanno sviluppato il sound design anche nella direzione di migliorare la user experience. Un esempio? Il vostro smartphone. Alcune applicazioni sono sviluppate includendo suoni specifici, come l’effetto sonoro dell’apertura di Skype, che risulta essere inequivocabilmente legato al marchio al quale appartiene.

La riconoscibilità di un marchio passa anche per il suono, soprattutto se marketing e pubblicità, come stanno facendo da anni, si stanno muovendo in territori sempre più multimediali. L’occhio vuole la sua parte, certo, ma anche l’orecchio ha importanza, forse più di quella che possiamo normalmente pensare. Esistono trattati e manuali di psicoacustica che potete consultare per ottenere più informazioni, in questo articolo ci limitiamo a solleticare la vostra curiosità e dirvi che un marchio visivo di un brand potete scegliere se guardarlo o no, un suono invece è molto più potente perché il nostro apparato uditivo non è così unidirezionale e selettivo, per cui intercettiamo un suono anche se non stiamo effettivamente prestando attenzione alla fonte che lo produce.

Chi scrive, si è occupato anche della produzione dei sottofondi musicali per due video tutorial che avevano l’obiettivo spiegare la nostra piattaforma di cashback Tornintasca, uno per Confagricoltura

e l’altro per Vittoria Assicurazioni.

Ci siamo trovati nella condizione di voler offrire un contenuto utile e didattico, ma mostrare semplici procedure senza un sottofondo musicale avrebbe rappresentato un limite per la fruizione dei tutorial. Chi mai presterebbe attenzione ad un filmato privo di base musicale? Così oltre al video che illustra i vari passaggi, abbiamo pensato anche di realizzare un tema musicale per ogni video. L’importanza sta tutta nel ritmo e nella melodia, ma attenzione, devono essere due temi diversi, per dare identità indipendenti ai marchi dei nostri due clienti.

E voi quali sigle o suoni vi ricordate, quali jingle magari vi ricordano pubblicità e marchi del passato e perché no, della vostra infanzia?

Debora Vicario

Vivo su Pinterest, perché faccio l’Art! Amo tutto quello che è trend della comunicazione (linguaggi e tools). Soprattutto il visual! Perché tutto passa attraverso le immagini, e passa molto più velocemente! Mi piace pensare che "Creatività è l’abilità di vedere relazioni là dove non ne esistono ancora." (Thomas Disch) E se lo dice lui…