La relazione è condivisione: i nuovi trend della sharing economy

Il collegamento stabile, la relazione fra brand e clienti, anche questo per noi vuol dire marketing relazionale. Sì, una relazione stabile oggi sembra per lo meno un concetto anacronistico, i cambiamenti relativi al lavoro flessibile e alla sharing economy ci hanno messo di fronte ad un dato di fatto: nulla, o quasi, è stabile nel tempo. E aggiungerei, anche nello spazio.

E poi c’è l’importanza crescente della condivisione all’epoca odierna dei social media. Le nostre esperienze di ogni tipo sono un contenuto che possiamo e vogliamo condividere. L’effetto di questa condivisione è variegato e permea la quasi totalità degli aspetti umani, compresi i comportamenti d’acquisto. Come ultimo concetto da tirare in ballo c’è poi quello sul quale si fonda la sharing economy: il reperimento di risorse ed informazioni non si basa più sul loro possesso, ma sulla loro condivisione. Cosa vuol dire questo? Che sappiamo che potenzialmente siamo in grado di raggiungere un infinito mondo di contenuti, online esistono piattaforme anche fuori dai social network che ci permettono di farlo come TripAdvisor.
L’ultima “moda” che chiamiamo così solo per necessità di sintesi (e che in realtà oggi è una nuova tendenza destinata in futuro a diventare la norma) si chiama turismo relazionale. Il principio è abbastanza semplice, ma gli applicativi che lo rendono possibile sono nuovi. Si tratta di una pratica sempre più comune fra chi viaggia, soprattutto i Millennial. In cosa consiste? Sempre più spesso chi viaggia e vuole visitare luoghi sconosciuti cerca un’esperienza autentica.

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Per ottenere questa esperienza autentica, i turisti che poco volentieri si farebbero fotografare mentre lanciano una moneta nella fontana di Trevi o che ancor meno abbiano voglia di simulare grazie al famoso gioco di prospettive, di reggere la torre di Pisa in una foto, sanno che devono rivolgersi agli abitanti nativi del luogo che intendono visitare. Non si tratta di un concetto nuovo, dicevamo, tuttavia le modalità e gli strumenti con i quali questi turisti esigenti possono realizzarlo, sono delle novità nettamente significative. L’esempio in questo caso è tutto italiano e si chiama Val di Kam, la società costituita da Pierfilippo Spoto è di Sant’Angelo Muxaro, in Sicilia. Questa società mette in comunicazione i turisti con le persone del luogo in una dinamica relazionale umana ed autentica.

Altri esempi italiani dei quali dovremmo andare piuttosto fieri sono più numerosi di quanto ci si immagina. Generalmente hanno tutti caratteristiche simili, se non identiche, si differenziano per l’area geografica nella quale sono operative, come Standbymi, Guidemeright, Tourango per la Puglia e Stayincortina per, ovviamente, l’iconica località di Cortina d’Ampezzo.

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Le emozioni sono diventate molto più importanti, le persone, Millennial e non, si fidelizzano ad un marchio per la capacità di questo di sapersi relazionare a loro in un’ottica in primo luogo emozionale. Il prezzo e la qualità vengono dopo. L’emozione data dalla condivisione di un’esperienza, fuori e dentro i social è poi uno dei driver principali per i quali al giorno d’oggi noi compriamo un prodotto o scegliamo una marca piuttosto che un’altra. I brand che soddisfano questo nostro desiderio sono i brand vincenti. Non è più quindi importante il possesso, ma piuttosto la possibilità di accedere a beni e servizi anche solo in maniera temporanea ma comunque sicura, meglio ancora se attraverso i comodi e potenti mezzi digitali. Sempre di più i Millennial scelgono la mobilità in condivisione, per esempio. Famosissimi sono ormai esempi come Uber e BlaBlaCar, grazie ai quali anche senza la proprietà di un veicolo è possibile spostarsi in completa sicurezza ed a prezzi accettabili.

Altro esempio è il social housing. Chiaramente ci viene subito in mente è Airbnb, ma in realtà sempre più giovani preferiscono condividere anche transitoriamente appartamenti con altre persone al posto di accollarsi un mutuo per l’acquisto di una casa, magari. E non sono solo i Millennial a pensarla così. Questa idea di transitorietà e condivisione (però stabilmente gestibile in tutta sicurezza attraverso app mobile e servizi web) sta prendendo piede anche fra le generazioni meno recenti.

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Vogliamo parlare del coworking? Sono sempre più numerosi i professionisti, molto spesso nel campo digital, ma non solo, a ricercare spazi di lavoro che sarebbero insostenibili con le tradizionali possibilità di affitto e vendita. Per questo nascono come funghi centri nei quali individui e team possono scegliere in maniera modulare degli spazi da destinare alle loro attività lavorative, con la leggerezza di avere meno vincoli e la forza di avere luoghi di lavoro compatibili e funzionali alle loro attività lavorative semi-nomadi. Le cause sono sotto gli occhi di tutti, il lavoro non è più stabile come un tempo ed in più non viene più visto come un fine, ma come un mezzo. Grazie a questo le persone si stanno rendendo conto che preferiscono spendere le proprie entrate in beni, servizi ed esperienze che restituiscano un immediato ritorno prima di tutto emotivo. Il gioco non vale più la candela e quindi il trinomio composto da contratto a tempo indeterminato, casa di proprietà ed automobile di proprietà sembra aver perso il suo fascino.

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Ma soprattutto alla base di questo c’è il mondo delle relazioni, personali e commerciali, che grazie a strumenti di comunicazione sempre più potenti, semplici e pervasivi, è possibile mantenere contatti con persone a distanza. Questi contatti tuttavia, grazie all’ausilio di questi strumenti di comunicazione si sono arricchiti e nonostante le distanze che disegnano, rendono reali varie possibilità di condivisione di informazioni, riscontri, scambi, anche in tempo reali.

Non è quindi vero che le relazioni si fanno meno stabili, sono solo cambiati i mezzi con le quali le costruiamo e le portiamo avanti.

Federica Berra

Il modo in cui mi approccio alla realtà è influenzato da una serie di elementi: il percorso di studi seguito (Scienze della Comunicazione), la passione per il mondo del marketing, Game of Thrones (ma anche Lost, Dexter, Buffy, Twin Peaks e le serie TV in generale). Mi affascina scoprire come ogni giorno venga inventato qualcosa di nuovo (nel mondo del tech, dei servizi, del food... ovunque!) e come la creatività sia la vera artefice di tutto ciò: e come dice Rodari «il processo creativo [...] – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre.»