Industria 4.0, Impresa 4.0 e quarta rivoluzione industriale: facciamo il punto della situazione.

Ieri mattina alle OGR di Torino sono stati aperti i lavori della presentazione dei risultati del Piano Nazionale Impresa 4.0: dal punto di vista industriale proprio Torino (ma in realtà tutto il Piemonte) sta lavorando molto sui Digital Innovation Hub (ovvero i cluster tecnologici che hanno il compito di stimolare e promuovere la domanda di innovazione del sistema produttivo e sono la “porta di accesso” delle imprese al mondo di Industria 4.0), come indicato durante la presentazione da Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria.

Fotolia: #165294159 | Autore: zapp2photo

I dati presentati risultano in generale molto interessanti, infatti nel 2017 il 67% delle imprese manifatturiere risulta aver investito in tecnologia, con punte dell’80% nell’automotive, uno dei settori più in salute; un quarto delle aziende prevede di reclutare persone con competenze specifiche nel settore, mentre il 38% di investire per i propri dipendenti in formazione per adeguarsi al nuovo contesto tecnologico.

 

Ma facciamo un passo indietro: che cos’é esattamente Industria 4.0?

Che cos’é Industria 4.0

Fotolia: #172939173 | Autore: monicaodo

Chi non è un diretto addetto ai lavori ne sente parlare da 2/3 anni, ma in realtà è un fenomeno che ha ormai 5 anni di vita, quando Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e Wolfgang Wahlster lo impiegarono per la prima volta in una comunicazione, tenuta alla Fiera di Hannover del 2011, in cui preannunciarono un progetto per l’industria del futuro, Industrie 4.0: questo prevedeva investimenti su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende per riuscire ad ammodernare il sistema produttivo tedesco.
Programmi Industria 4.0 sono stati e vengono tutt’ora avviati in ogni parte del mondo: Manufacturing USA negli Stati Uniti, Industrie du Futur in Francia e la già citata Industrie 4.0 in Germania, per citarne solo alcuni; è un fattore importante questo, perché ci dà l’idea di quale sia la reale portata del fenomeno, ovvero globale.

Fotolia: #128466156 | Autore: elenabsl

Finora nei libri di storia troviamo solo tre rivoluzioni industriali:

  • La prima, nel XVIII secolo; quella dell’energia idroelettrica, identificata da una delle innovazioni che hanno visto la luce in quel periodo: la macchina a vapore;
  • La seconda, nel XIX secolo; quella dell’elettricità, del petrolio e dei prodotti chimici: la lampadina ne è il simbolo;
  • La terza, nei primi anni ’70 del 900; quella dell’automazione, dell’elettronica e dell’informatica: il computer ne è l’emblema.

 

Oggi stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale, che come tutte le altre sta trasformando modi e rapporti di produzione.

Fotolia: #168947461 | Autore: chombosan
Fotolia: #189280753 | Autore: idambeer

Le tecnologie digitali in ambito Industria 4.0 infatti, consentono la interconnessione e la collaborazione in tempo reale tra le risorse dell’impresa nella logica dell’azienda connessa: il concetto è quello della smart factory, la fabbrica intelligente, in cui la catena di produzione che porta al prodotto finale è digitalizzata e informatizzata. Questo può essere possibile grazie a nuove tecnologie produttive e ad infrastrutture informative e tecniche capaci di integrare i sistemi (la cosiddetta IoT): tutto ciò viene realizzato con un’attenzione nuova verso i consumi, cercando soluzioni performanti e poco dispendiose.

Industria 4.0: a che punto sono le aziende italiane?

Digital360 Research, in partnership con IBM, ha condotto una ricerca per tracciare il primo profilo delle imprese italiane nei confronti del paradigma 4.0.
Uno degli elementi più interessanti è la valutazione della capacità esecutiva, a livello di tecnologie gestionali e industriali, e la capacità di visione delle aziende intervistate; sono stati così identificati 5 cluster di imprese con cinque diversi approcci al 4.0:

  • Gli Attaccanti: sanno coniugare visione e capacità esecutiva (20% del campione)
  • Le Belle Addormentate: bloccate dalla mancanza sia di visione che di capacità esecutiva (21%)
  • I Teorici: buona visione ma scarsa maturità tecnologica (29%)
  • I Praticoni: hanno passione per la sperimentazione quindi indirizzano l’azienda verso l’evoluzione tecnologica ma senza una visione strategica (15%)
  • Le Aziende In Cammino: hanno impostato una strategia e stanno lavorando per adottare tecnologie e competenze Industria 4.0 (15%)

    Executive Summary “Industria 4.0 in Italia: Vision, Execution e Progettualità” – Digital 360 in collaborazione con IBM

Per due terzi del campione è chiara l’importanza di adeguarsi per tempo a tutti i cambiamenti che Industria 4.0 sta mettendo in atto e anzi, riescono a vederne tutte le potenzialità: è evidente che ci sono ancora molte barriere culturali, di consapevolezza e conoscenza, e che molte aziende non hanno invece capito l’importanza di Industria 4.0 e paragonano (erroneamente) questo momento ad una “normale” evoluzione tecnologica.

Fotolia: #60400487 | Autore: inesbazdar

 

Purtroppo pensare di non adeguarsi per tempo a questa rivoluzione è rischioso, per non dire fatale: è come immaginare oggi di mandare avanti un’azienda utilizzando ancora le macchine da scrivere piuttosto che i computer.

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0

Fotolia: #135097268 | Autore: NicoElNino

Il Piano Nazionale Industria 4.0, lanciato nel 2016, era costruito su misura per il mondo del manifatturiero: oggi, con Impresa 4.0 (che verrà poi seguita da Lavoro 4.0 e Competenze 4.0), l’obiettivo è stato estenderlo in modo tale che riuscisse ad abbracciare tutto il mondo delle imprese italiane.

La prima fase può essere brevemente riassunta in 3 punti fondanti:

  1. Il sostegno economico alle imprese: finanziamento dell’innovazione per una radicale trasformazione digitale;

    Fotolia: #96842372 | Autore: industrieblick
  2. La formazione: per le persone, per le organizzazioni, per il management e per la cultura stessa delle imprese che devono rivedere processi e sempre più spesso gli stessi modelli di business;
  3. La valorizzazione delle eccellenze, la creazione e lo sviluppo di Competence Center (realtà che fanno riferimento ad alcuni poli universitari, che hanno lo scopo di promuovere e sostenere la ricerca applicata, il trasferimento tecnologico e la formazione sulle tecnologie avanzate) e azioni di comunicazione sul territorio per stimolare, incoraggiare e promuovere lo sviluppo di progetti Industria 4.0.

Il bilancio della prima fase è stato positivo: punto di forza del primo pacchetto sono stati gli incentivi alle macchine (trainante l’iper-ammortamento al 250%).
Un lato negativo è stato sicuramente la mancata apertura dei Competence Center nel 2017, il cui bando è stato appena attivato.

Lato formazione, molto è ancora da fare: lo sviluppo di Impresa 4.0 si gioca proprio su questo tema. Solo da un mese è stato introdotto il “credito di imposta su Formazione 4.0”, destinato alle imprese che effettueranno spese in formazione nelle aree marketing, informatica e tecnologia, legate a Industria 4.0.

La sfida della quarta rivoluzione industriale

Fotolia: #111789024 | Autore: pressmaster

Quando è stato presentato il Piano Nazionale Industria 4.0, Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, ne ha parlato in questi termini: «Il Piano Industria 4.0 è in grado di armonizzare bene le azioni di breve e di medio termine e ha le potenzialità per far recuperare al nostro paese il ritardo che ci separa da diversi altri paesi», e considerato che l’Italia è la seconda economia manifatturiera europea, il grado di sviluppo del suo tessuto industriale è particolarmente importante. Perego sottolinea un altro elemento molto importante: il Piano, avendo una portata trasversale, ha anche il potenziale di rilanciare altri comparti dell’economia italiana, anche in considerazione del fatto che attorno all’industria si muove e si sviluppa un indotto enorme di servizi di base, di ricerca ed innovazione che coinvolge l’intero Paese.
Controverso è il discorso sull’occupazione: esiste la paura che la crescita dell’automatizzazione possa diminuire i posti di lavoro disponibili (tema che avevamo già affrontato anche in un altro articolo) anche se in realtà riguarda più che altro i lavori cosiddetti ripetitivi che, sempre secondo Perego «sono a rischio da 20 anni per l’intervento del processo di automazione, che non è un’invenzione dell’industria 4.0». I lavori completamente sostituibili sono pochi, perché la maggior parte si compongono di attività alcune automatizzabili, ma altre no. «La natura di Industria 4.0 non è semplicemente automazione – continua Perego – che c’era anche prima, ma l’incrocio tra le tecnologie proprie della fabbrica e le tecnologie dell’informazione e comunicazione, nate nel mondo consumer e più tipiche di aziende come Google, Amazon, Apple».

Fotolia: #154199277 | Autore: pressmaster

Quello che sicuramente è indispensabile fare per sostenere questo grande cambiamento è dar supporto a lavoratori e imprese, attraverso un percorso di formazione continua: i Competence Center saranno sicuramente un elemento importante per permettere a tutti di entrare nella logica giusta.

Di questa quarta rivoluzione industriale si potrebbe scrivere all’infinito, analizzando un aspetto piuttosto che un altro, una conseguenza piuttosto che un’altra: quello che è chiaro è che non ci si trova di fronte ad una “moda”, che passerà e alla quale si potrà decidere di adeguarsi o meno, ma davanti ad un bivio molto importante per le aziende italiane e per l’intera nazione. Secondo Doing Business 2017 (rapporto annuale della Banca Mondiale, che analizza lo stato di 190 economie a livello globale), l’Italia si colloca in 50esima posizione: a livello assoluto non è un brutto risultato, ma per poter competere in una dimensione mondiale non è sufficiente.

Fotolia: #166574793 | Autore: zeremskimilan

Per tornare ad essere competitivi e vincenti, serve soprattutto un cambiamento a livello di approccio, sia a livello aziendale che di sistema paese: non si tratta soltanto di adottare nuove tecnologie, ma di far propria una nuova cultura d’impresa, capace di prendere al volo le opportunità offerte dal Piano Nazionale Industria 4.0, di impostare strategie nuove e dinamiche, in modo tale da uscire da questo momento storico diversi, certo, ma più forti.

Chi non riesce ad entrare adesso in quest’ottica, si vedrà comunque costretto, prima o poi, ad introdurre le innovazioni che già adesso molte aziende stanno portando avanti: solo che lo farà senza forti incentivi fiscali, e con una concorrenza che sarà già molto più competitiva; insomma, avrà probabilmente lo stesso destino di chi inizialmente, della macchina a vapore, non ne ha voluto sapere nulla.

 

Fotolia: #147528033 | Autore: jozsitoeroe

Federica Berra

Il modo in cui mi approccio alla realtà è influenzato da una serie di elementi: il percorso di studi seguito (Scienze della Comunicazione), la passione per il mondo del marketing, Game of Thrones (ma anche Lost, Dexter, Buffy, Twin Peaks e le serie TV in generale). Mi affascina scoprire come ogni giorno venga inventato qualcosa di nuovo (nel mondo del tech, dei servizi, del food... ovunque!) e come la creatività sia la vera artefice di tutto ciò: e come dice Rodari «il processo creativo [...] – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre.»