La data della svolta è fissata al 1° novembre.
Per quella data entra infatti in vigore la direttiva europea, nota come Payment service directive, che dispone l’innalzamento dei limiti per i micropagamenti via cellulare dagli attuali 15 a 150 euro. Non solo.
La nuova regolamentazione che l’Italia è pronta a recepire prevede che operatori diversi da banche e gestori di carte di credito possano attivare circuiti finanziari autonomi.
I potenziali attori della partita sono diversi: dalle compagnie telefoniche alla grande distribuzione fino alle società nate per favorire le transazioni elettroniche online e, con i telefonini, offline.
Lo scenario è promettente.
Nel 2012 il 3% dei 4 miliardi di utenti mondiali di telefoni cellulari utilizzerà un terminale mobile per gestire operazioni di pagamento.
In Italia il mercato è già stato esplorato da
Poste Mobile con l’applicazione «Semplifica» che ha generato un volume d’affari da 50 milioni in un anno e mezzo.
Le prospettive però sono molto più ampie.
Secondo Visa soltanto il 53% degli italiani è in possesso di una carta di credito; ma le schede Sim attive sono superiori al numero dei residenti (156%).
La parola passa alla tecnologia, perché i pagamenti via cellulare possono essere effettuati in tre modi.
Si può associare una Sim a un circuito finanziario facente capo a una banca o a un’emittente di carte.
Oppure si può ricorrere a cellulari di nuova generazione che integrano chip identici a quelli delle credit card.
In questo caso, il telefonino dovrà passare nei pressi di un lettore simile a un Point of service (Pos) capace di leggere il chip senza contatto: si chiama Nfc e indica la comunicazione a corto raggio.
Infine, con applicazioni software scaricabili e molto leggere, il cellulare potrà servire per scambi di denaro fra persone o fra gli utenti e i negozi online: è il fenomeno «mobile commerce».
Sulle comunicazioni a corto raggio con i Pos una delle prime sperimentazioni in Italia è partita a giugno 2008 su quasi 200 negozi della provincia di Sondrio.
Credito Valtellinese, Visa e il partner tecnologico Keyclient hanno messo a punto una rete di Pos senza contatto e la banca sta per distribuire a 50 dei suoi dipendenti già in possesso di carte di pagamento contactless anche i telefoni con chip integrato.
Il sistema si chiama «Tellcard Mobile» e ha un tetto massimo di spesa pari a 15 euro.
BASSI IMPORTI. «Gli esercizi aderenti sono bar, edicole, piccoli ristoranti» dice a Economy Miro Fiordi, direttore generale di Credito Valtellinese «e le transazioni ideali per questo sistema sono di importo basso.
Il metodo è rapido come il contante, mentre bancomat e carte sarebbero più scomodi».
Per Visa è il sentiero da battere: «Per arrivare al vero “mobile commerce” serve una vera convergenza fra web e telefonini» dice Guido Mangiagalli, responsabile
Nuovi canali, «mentre Nfc è il procedimento con cui smaterializzeremo le carte per farle entrare nei telefonini».
Onebip, società milanese fondata lo corso anno da Marko Maras e Diego Mortillaro, propone un modello differente, ma già in grado di attrarre circa 450 mila utenti in Italia e 750 mila globalmente, con una crescita di 3 mila iscritti al giorno.
Dedicato per ora a servizi di scommesse, contenuti digitali e giochi online, il sistema chiede di registrare sul sito dell’azienda il numero di cellulare abilitato al pagamento per avere un nome utente e una password.
Ogni volta che si compie un acquisto su uno dei siti affiliati al servizio, basta fare clic sul logo Onebip e la transazione, per un massimo di 15 euro, viene completata.
«Le normative ci hanno penalizzato » dicono i fondatori «ma il nostro obiettivo è un circuito di gestione del credito online per pagare vari servizi e trasferire denaro.
Gli utenti lo richiedono e in alcuni dei 40 Paesi in cui siamo presenti è già realtà».
In Norvegia, per esempio, si possono gestire sino a 3 mila euro al mese, mentre negli Usa e in alcune regioni dell’Asia i clienti Onebip possono creare un conto online collegato alla Sim.
Movincom riunisce 30 esercenti di diverse categorie merceologiche per un potenziale di 1.600 servizi, 650 dei quali sono già operativi, e ha attuato l’ecosistema di pagamenti mobili Be-Moov.
Prevede di associare in banca o su uno sportello online un numero di cellulare a un conto, a un bancomat o a una carta di credito, oppure a strumenti di pagamento sicuro online come Paypal.
Quando verrà lanciato sperimentalmente nel 2010 consentirà di pagare parcheggi e biglietti o abbonamenti di trasporto urbano.
«Il cellulare è l’evoluzione darwiniana delle carte di credito» dice il presidente Enrico Sponza «e Be-Moov permette di pagare un servizio solo inviando un Sms con un particolare codice di testo che garantisce il mio credito e l’appartenenza al circuito».
Movincom è alleata con operatori del trasporto in sei città, dove gli Sms scambiati fra utenti e consorzio valgono come ricevuta di acquisto per i tagliandi dei mezzi.
«Ma i nuovi cellulari» dice Sponza «abbinati a Be-Moov permettono di pagare con la tecnologia Nfc lo skipass in sette stazioni sciistiche».
E dal 2010, le nuove Sim Telecom saranno integrate «di serie» con le applicazioni del consorzio.
Con un software scaricabile per Blackberry e per i Pos degli esercenti la milanese 4Tech+ offrirà nel 2010 la possibilità di accoppiare un cellulare a un circuito di pagamento per ottenere un codice utente e un Pin: «I negozi inseriscono il nome utente nel Pos» dice Mario Bergantini, amministratore delegato, «e l’utente riceve un Sms di autorizzazione alla spesa.
Componendo il Pin sul cellulare si dà il via all’acquisto.
È a prova di furto, perché il Pin non compare mai sul telefonino».
Non sorprende che
Poste Mobile sinora vinca la partita, perché possiede circuiti e strumenti di pagamento (
Postepay e Bancoposta) e la rete di telefonia virtuale con Vodafone.
L’applicazione di pagamento è caricata sulla Sim ed è legata al conto corrente.
Quindi, oltre a pagare per trasporti e ricariche, i clienti possono accedere ai servizi online: dai bonifici ai telegrammi.