“Human + Machine = Powerful”

È già da qualche anno che molti s’interrogano sulle opportunità e le minacce che l’evoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe riservare al futuro dell’umanità. Scetticismi e perplessità, insiti nella mente di chi non sa bene cosa aspettarsi da un’innovazione che non dà segni di rallentamento, che procede veloce, in salita, e continua a stupire.

Quello che non si conosce fa sempre un po’ paura, a maggior ragione se parliamo di A.I. e robot che prenderanno il posto dell’uomo in un futuro non così lontano. Fantascienza per molti, realtà per altrettanti. Ma lasciamo per un attimo da parte i giudizi a riguardo e tentiamo di analizzare in maniera obiettiva tutti i pro e i contro che le “macchine” rappresentano per l’uomo del terzo millennio, in termini d’impatto sociale ed economico. Perché di questo si tratta, capire qual è lo spazio nel quale può essere collocata questa terza rivoluzione industriale, fatta di collaborazione tra uomo e macchina, per la quale si sta ancora cercando di trovare un “habitat” ben preciso.
L’intelligenza artificiale velocizza le attività, le rende più efficienti, genera valore, ma non tanto quanto può fare l’uomo, che ha per natura una dote, inimitabile da qualsivoglia algoritmo, nonché l’innata spinta alla creatività.

Le macchine sono in grado di far nascere nuove forme e connessioni ma è all’uomo che spetta il compito di ordinarle e applicarle alla realtà; possono analizzare, organizzare e fornire informazioni, possono accelerare la creatività e svelarne nuovi scenari ma non sono in grado di generare elementi di impatto emotivo con cui le persone possano entrare in contatto. Le potenzialità dell’AI per il momento sembrano infinite e più l’evoluzione avanza, più questo mondo appare sempre meno distante dall’uomo: cosa accadrebbe se le macchine riuscissero ad entrare in empatia con gli uomini, cosa significherebbe una presa di coscienza da parte dei robot, a cosa sarebbe disposto l’uomo pur di avere le risposte a domande irrisolte, o addirittura cosa accadrebbe se un computer potesse rivelare incognite sconosciute? È proprio questo il problema, per quanto si possa tentare di immaginare una linea di confine, non è possibile farlo, né capire tanto meno quale sarà il punto d’arrivo e di non ritorno.
È un tema che ha appassionato milioni di ricercatori e ingegneri, molti dei quali sono arrivati a produrre innovazioni sensazionali che alimentano l’entusiasmo e la fiducia nel progresso. Ricordiamo che dietro ogni macchina c’è un uomo e per questo è responsabilità condivisa “dare vita” a forme di intelligenza artificiale etica e responsabile, al servizio dell’uomo, che sia onesta, imparziale e trasparente; ogni atto compiuto da una macchina è responsabilità di chi l’ha generata.

Il binomio Human-Machine prende forma in molti settori e ormai si può definire parte integrante dei processi aziendali (anche se l’Italia si trova ancora un po’ indietro riguardo l’integrazione di certe innovazioni 4.0) per molti aspetti: amplificazione degli insight basati sui dati elaborati in tempo reale; interazione, in cui l’IA utilizza interfacce avanzate come l’elaborazione a comando vocale del linguaggio naturale; personificazione, attraverso una sinergia di sensori e motori che permettono al robot e all’uomo di condividere lo spazio di lavoro e intraprendere una collaborazione fisica, laddove l’IA ed IoT (Internet of Things) si incontrano.
La vera rivoluzione devono farla le aziende, implementando in maniere esponenziale l’organizzazione nel complesso con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, riformulando i propri modelli di business in vista di una riorganizzazione che sia capace di valorizzare il presente e accogliere l’innovazione, formando il personale adeguato professionalizzando alcune attività tecniche e accettando la collaborazione tra uomo e macchina, sia per quanto già accade, sia per le potenzialità di questo binomio d’ intelligenza.
Aldilà di ogni giudizio, la sentenza, per ora, che ci sentiamo di dare è che non esiste una linea d’arrivo, non c’è un traguardo da raggiungere; l’AI cresce, si trasforma, si sviluppa, si potenzia, evolve accanto all’uomo e non al di sopra di esso. La sfida del mondo è imparare ad accoglierla e farne uno strumento per potenziale l’intelligenza dell’uomo stesso.

Augusta Angelino

Sono Responsabile Comunicazione e Marketing di Sint dal 2005, mi considero una persona con un forte istinto creativo. Sono attratta da tutto ciò che può dar sfogo alla mia creatività, specie in termini visivi e di espressività corporea. Come Executive Senior Account e Project Manager sono costantemente a contatto con realtà aziendali le più diverse e nei più svariati settori, fonte costante di esperienza ed apprendimento sui temi del marketing e della loyalty.