E la retta via fu smarrita? La risposta è nel Nudging

Possiamo far cominciare tutto da una caccia alla mosca. È nell’aeroporto di Schipol, Amsterdam, che il nudging inizia a prendere forma.

A causa della scarsa igiene, l’aeroporto sprecava all’anno troppe risorse per il mantenimento e la pulizia dei bagni, in particolare per quelli maschili. Jos van Bedaf, supervisore degli addetti alle pulizie, pensò bene di utilizzare un metodo singolare per far sì che gli sprechi diminuissero. Fece applicare su tutte le toilette maschili una mosca adesiva, per attirare l’attenzione e la concentrazione degli uomini, e scongiurare esondazioni “beyond the toilet”.
I risultati furono eccezionali, oltre il 20% di risparmio sulle spese di pulizia e un aumento generale del livello di igiene.

 

 Jos van Bedaf nudge economy nudging
http://www.economicrockstar.com/jezandjon/

Alla mosca di Bedaf possiamo dare un nome; nudge.
Si tratta di un approccio diverso dal tradizionale. Nella nudge economy gli individui vengono dissuasi con una spinta gentile verso la scelta che risulta essere la migliore per loro, in ambito economico, politico, finanziario, attraverso l’influenza che, la costruzione di contesti particolari da parte dei cosiddetti “architetti sociali”, esercita sul loro libero arbitrio, non poi tanto libero. Non si tratta di un incentivo, piuttosto di un’ invisibile e positiva persuasione che si auto evolve nella mente degli individui, grazie a una “spintarella” sociale che li indirizza alla scelta giusta. Si tratta di una nuova strategia di comunicazione di massa, di un marketing delle alternative che agisce in maniera subliminale al fine di un benessere sociale superiore e consenziente.

 

nudging spinta gentile nudge economy
Fotolia: #190816152 | Autore: katarinalas

 

Emblematica è l’immagine dell’elefantino che, gentilmente, viene spinto dal papà elefante, ormai icona del best seller “Nudge: la spinta gentile”, che nel 2017 valse il premio Nobel al professore di Economia e Scienze Comportamentali della University of Chicago, Richard Thaler. L’elefante è simbolo del paternalismo liberatorio che sta dietro al concetto di nudge e che oggi viene utilizzato come approccio integrato non sono dalle aziende per orientare le scelte dei consumatori e per il benessere dei collaboratori, ma sorprendentemente anche da alcuni Stati e istituzioni. Ci si interroga se le scelte elaborate dalle architetture sociali siano davvero sempre le migliori per la società, o possano diventare uno strumento per dare adito a impulsi manipolatori. Quel che è certo, è che fino ad oggi sono molteplici i casi di successo del nudging, soprattutto da parte di alcuni Stati, che hanno deciso di costituire addirittura veri e propri Team che si occupano a tempo pieno del tema in questione.

Ma ora mettiamoci nei panni del nostro outfit preferito, il marketing. Appurato che Nudge è un fenomeno tutto sociale, non si può negare l’evidente relazione che lega questo “new way of thinking” (così definito da The Telegraph) al buon vecchio marketing. In fondo il nudging non è altro che una strategia che crea un contesto di cui il marketing si può facilmente servire per influenzare i consumatori. Ma attenzione! Non confondiamo questa tecnica come un puro escamotage da markettari. Il nudging va oltre, si occupa di favorire un coinvolgimento psicologico di engagement tra i consumatori e il loro brand su temi socialmente rilevanti, stimolando l’attenzione e la responsabilità del target nei confronti di ambiente, salute, società e così via. Pensiamo al successo della campagna di comunicazione di Levissima, firmata Ogilvy Charge, la quale è riuscita a sfruttare la spinta gentile in linguaggio social, con la pubblicazione di piccoli e incisivi Canvas Posts motivazionali rivolti agli “everyday climbers”, per spronarli a compiere ogni giorni passi in avanti verso la loro “vetta” personale.

 

levissima nudge economy nudging
https://www.levissima.it/climbers

 

O ancora, l’iniziativa da parte di reFOOD, in partnership con l’IESCUM (Istituto europeo per lo studio del comportamento umano), di distribuire ai clienti di ristoranti e fastfood delle “foody bag” per la raccolta degli avanzi di cibo, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone allo spreco alimentare. D’altra parte, non mancano neppure casi di insuccesso, come il clamoroso fallimento dell’utilizzo di immagini shock sui pacchetti di sigarette. Risultato? Nessuno, i fumatori ci hanno semplicemente fatto l’abitudine, provocando così la reazione contraria e un persistente atteggiamento d’indifferenza; peggio che mai.

 

refood nudge economy nudging
http://www.adnkronos.com

 

Insomma, la spinta gentile vale in economia, in politica, in salute, vale nella vita in generale e merita tutto il rispetto di chi ha responsabilità manageriali, soprattutto quando si tratta di applicare questo modello alla realtà aziendale. Se pensiamo al contesto di lavoro, all’ambiente fisico, al benessere delle persone che lavorano per e attorno a noi, appare chiaro come Nudge possa rappresentare una soluzione semplice e pratica a problematiche di questo tipo, ma soprattutto come possa diventare il ponte fra benessere aziendale ed efficienza.
E allora occhio alle spin(t)e gentili 😉

Augusta Angelino

Sono Responsabile Comunicazione e Marketing di Sint dal 2005, mi considero una persona con un forte istinto creativo. Sono attratta da tutto ciò che può dar sfogo alla mia creatività, specie in termini visivi e di espressività corporea. Come Executive Senior Account e Project Manager sono costantemente a contatto con realtà aziendali le più diverse e nei più svariati settori, fonte costante di esperienza ed apprendimento sui temi del marketing e della loyalty.