Quando i dati diventano opere d’arte

La rivoluzione digitale ha fatto emergere un nuovo valore: i dati. Essi sono diventati una vera e propria moneta di scambio, in cambio dei nostri dati possiamo scaricare app, aderire a concorsi, ricevere sconti e così via. Dietro l’apparente gratuità di servizi dei quali usufruiamo, in realtà il prezzo che paghiamo c’è e consiste nei dati che condividiamo con enti ed aziende.

E questo è quello che succede più o meno sotto la luce del sole. In realtà nel web, nel mondo digitale, noi disseminiamo di nostri dati tutta la rete, anche senza sceglierlo in maniera totalmente conscia. I famosi cookies? Beh, si tratta solo della punta dell’iceberg ma sono un buon inizio per poter capire l’enorme mole di dati che inviamo alle aziende. Questi dati sono poi immagazzinati ed analizzati, sono usati per profilarci ed essere comprensibili ed identificabili in termini di marketing, in maniera che possiamo ricevere offerte e pubblicità sulla base di quello che le tracce digitali dicono che siano i nostri bisogni e i nostri gusti personali. Il marketing e la pubblicità in questo senso sono riuscite ad invertire il concetto stesso di messaggio pubblicitario, questo messaggio non è più un elemento che stimola o produce bisogni, ma è uno strumento per soddisfarli.

 

arte dati
Fonte: https://tacticaltech.org/projects/the-glass-room-london/

Pollicino lasciava delle briciole di pane per ritrovare la strada del ritorno, noi invece lasciamo le nostre tracce digitali anche in maniera inconsapevole, anche senza nessuno scopo. Lo sa bene chi ha ideato The Glass Room, un pop-up store inizialmente situato a New York, che si è trasformato successivamente in mostra itinerante.. Si tratta di un’installazione artistica sotto forma di negozio hi tech. Entrare in questo spazio è come entrare in un Apple Store: pareti bianche, arredamento minimale ed atmosfera asettica. Questo negozio in realtà non vende nulla, ma raccoglie diverse opere che hanno come obiettivo quello di farci capire quanti e quali dati che consideriamo personali siano in realtà presenti su internet.
Una delle opere principali è il libro delle password dimenticate. Alla base di quest’opera c’è il lavoro di Aram Bartholl, che ha hackerato 4,6 milioni di password su Linkedin. Queste password sono raccolte in un libretto esposto nel finto negozio intitolato come la celebre frase sotto ogni login: “Forgot your password?”.

 

arte dati unfitbit

 

E cosa ne sapete invece dei FitBit? Questi braccialetti registrano la nostra attività fisica e i nostri spostamenti. Sono spesso usati dalle compagnie assicurative per monitorare le abitudini in fatto di salute dei propri clienti. Il loro scopo è promuovere uno stile di vita sano in cambio di uno sconto sulle polizze. Tega Brain e Surya Mattu hanno ideato UnfitBit. Si tratta di un modo per imbrogliare le compagnie assicurative. Come? Hackerando i dispositivi e per esempio, attaccandoli a ruote di bicicletta o metronomi. In questo modo registreranno dei dati di movimento, ma a questi dati non corrisponderanno le attività fisiche degli assicurati. UnFitBit è un esperimento fra hacking e dissidenza digitale. Ciò che questi dispositivi produrranno saranno dati della stessa natura dei dati dei braccialetti non hackerati, ma saranno dati irreali e quindi, ai fini della raccolta ed elaborazione in ambito Big Data, inutili.

 

dati teradata Art of Analytics arte
Fonte: https://assets.teradata.com/resources/aofa/funding-fountains.html

 

Altro discorso invece per Teradata, azienda leader mondiale nell’Enterprise data Warehousing. Il colosso statunitense ha messo a punto un programma chiamato Art of Analytics. Si tratta di un’iniziativa che a fronte della cessione da parte di suoi aderenti dei propri dati digitali, restituisce immagini artistiche ad alto impatto visivo. La suggestione artistica è sorprendente se pensiamo che viene da elaborazioni al computer di dati digitali, tuttavia c’è di più. Queste immagini rendono particolarmente evidenti eventuali schemi, rapporti e vicinanze fra diversi dati: di acquisto, relativi a visite di siti e diversi comportamenti sempre in ambito internet.

 

arte dati teradata

Riuscendo a visualizzare queste connessioni di dati è possibile comprendere meccanismi, certo, ma l’utilità di questa comprensione sta ovviamente nel riuscire a pianificare strategie che tenendo conto di queste evidenze, riescano ad essere maggiormente efficaci.
L’espressione artistica non è quindi più appannaggio di menti creative, o meglio, la creatività stessa non è più un paradigma basato sull’illuminazione estemporanea. I nostri dati sono un bene prezioso grazie al quale si basa l’economia contemporanea. È affascinante pensare a questi dati come elementi in grado di creare rappresentazioni artistiche, è interessante anche come da queste opere artistiche si possa imparare in termini di business.

Augusta Angelino

Sono Responsabile Comunicazione e Marketing di Sint dal 2005, mi considero una persona con un forte istinto creativo. Sono attratta da tutto ciò che può dar sfogo alla mia creatività, specie in termini visivi e di espressività corporea. Come Executive Senior Account e Project Manager sono costantemente a contatto con realtà aziendali le più diverse e nei più svariati settori, fonte costante di esperienza ed apprendimento sui temi del marketing e della loyalty.