Buon #hashtag10

L’idea che credo abbia cambiato il volto del web e dei social network ha compiuto il suo decimo compleanno. Il suo papà, Cris Messina, ex dipendente di Google ed Uber, utente numero 1186 di Twitter, propose di etichettare i gruppi con il simbolo del cancelletto per renderne più agevole la loro consultazione il 23 Agosto del 2007. In quel caso si trattava di #barcamp, hashtag utilizzato per caratterizzare eventi e discussioni di condivisione di informazioni in ambito tecnologico. In realtà poi gli hashtag sono diventati degli strumenti, delle etichette, per raggruppare ed organizzare messaggi, post e discussioni in base al loro argomento.

Fotolia #168804363 | Daniel Berkmann

Da allora l’hashtag è addirittura uscito dalla piattaforma di microblogging dei 140 caratteri per entrare in Facebook, Instagram e per far parte anche del mondo analogico. Nel 2012 “hashtag” fu la parola più utilizzata dell’anno negli USA e due anni più tardi, fu ufficialmente inclusa e certificata nell’Oxford English Dictionary.
Non si tratta di un’invenzione clamorosa, ma credo di un’invenzione portatrice di progresso anche a livello di approccio. Infatti Chris Messina, l’inventore dell’hashtag, fedele ai propri principi di circolazione libera delle informazioni sul web, non ha mai ritenuto opportuno registrare questa sua invenzione.

Ecco direttamente dalle parole dell’ex dipendente di Google ed Uber, il senso di questa scelta.

“[Gli hashtag] Sono nati da internet e non dovrebbero essere di proprietà di nessuno. Il valore e la soddisfazione che derivano dal vedere la mia piccola e divertente invenzione usata così tanto come lo è oggi, sono abbastanza preziosi per me e mi rincuorano, per non aver cercato di bloccare questa idea stupidamente semplice ma efficace“.

http://bcsrq.com

Oggi vengono twittati circa 125 milioni di hashtag al giorno. In questi dieci anni sono stati molti gli eventi e gli argomenti, grandi e piccoli, che hanno goduto di una notevole visibilità grazie al simbolo inventato da Cris Messina. I temi più discussi diventano #trendtopic ed i relativi hashtag hanno portato per il mondo sia digitale che non, argomenti ed eventi che hanno dato modo di creare vere e proprie discussioni di massa che hanno coinvolto milioni di persone in tutto il mondo.

Fotolia #167884304 | magann

 

Avete uno o più amici che usano cinquanta hashtag quando pubblicano una foto di un tramonto? Se la risposta è no, probabilmente siete voi a farlo. L’hashtag è entrato a far parte della cultura e del nostro modo di comunicare ed ovviamente, il marketing l’ha quindi usato per collegarsi empaticamente con noi. Sono tanti gli esempi in questo senso, possiamo partire da uno che ha fatto storia, anche se lo ha fatto mettendo in imbarazzo l’azienda, parliamo in questo caso di Burger King. La catena di fast food propose una campagna pubblicitaria delle sue nuove patatine fritte con l’hashtag #wtff che era inteso dall’azienda per “what the french fries”. Il problema è che l’hashtag in inglese è anche l’acronimo di un’imprecazione che io ed il mondo dell’internet non crediamo abbia niente a che fare con le patatine fritte, a meno che non le si frigga di persona e ci si scotti con l’olio bollente. Le discussioni su Twitter resero l’hashtag inutile dal punto di vista pubblicitario, perché le persone lo usavano per esprimere disappunto, ignorando completamente lo scopo di Burger King.

 

http://www.torbenrick.eu

 

Esempio invece riuscitissimo, quello della campagna #mycalvins di Calvin Klein del 2016. In questo caso lo scopo era produrre UGC, ovvero contenuti creati dagli utenti, chiunque infatti poteva postare la sua foto in intimo Calvin Klein su Instagram accompagnando la foto all’hashtag. Nonostante non ci fosse nulla in palio, a parte essere selezionati per entrare nel feed del canale ufficiale Clavin Klein, l’hashtag divenne virale e registrò numeri davvero enormi. In più, il brand implementò anche una funzione che permetteva di poter acquistare con pochi tocchi, il capo di intimo indossato dal soggetto della foto.

 

http://www.trulydeeply.com.au

Un altro esempio che mi viene in mente è quelli di Airbnb, che su Instagram, invece, con l’hashtag #treehouseholiday ebbe l’idea di regalare al vincitore del concorso qualcosa di davvero unico. Airbnb, fornitore di soluzioni alternative ad alberghi e b&b, avviò una campagna per puntare sul coinvolgimento degli utenti, offrendo in palio una notte in una casa davvero alternativa, in questo caso, una casa su un albero. Anche in questo caso la campagna andò molto bene e fornì un notevole ritorno di visibilità all’azienda.

www.airbnb.it

Il marketing ha saputo utilizzare gli hashtag in maniera massiva, identificandoli come vere e proprie parti integranti delle campagne pubblicitarie, ma soprattutto, a livello base, gli hashtag hanno rappresentato uno strumento per far sì che persone alla ricerca di un comune argomento, potessero avere un canale di comunicazione privilegiato. Ciò che abbiamo visto è che gli hashtag sono anche usciti dal web, li abbiamo trovati sui cartelloni pubblicitari e spesso non sono poi rimasti degli hashtag ma si sono trasformati in veri e propri brand. La prima domanda di registrazione di un hashtag come marchio avvenne nel 2010, nel corso del tempo le domande hanno superato quota 5000 e solo nel 2016 sono stati registrati come marchi 2000 hashtag.

Probabilmente anche quando i social media moriranno, gli hashtag sopravvivranno. La loro importanza e l’impatto che hanno avuto sulla comunicazione sono innegabili. Essi da una parte hanno saputo dare ordine al mare magnum di informazioni sul web e dall’altra, hanno saputo dare uno strumento di diffusione a marchi, fenomeni, eventi e costumi diventati virali e sulla bocca di chiunque.

Gianpaolo Iacobone

Sono laureato in sociologia ed appassionato di internet e musica. Insomma, alla fine, di viaggi. Scrivo in tutte le forme, dalla carta stampata al web. So trovare sempre le parole giuste, ma solo per questioni di lavoro, perché nella vita ho le stesse difficoltà di chiunque. Non uso le parole, sono loro che usano me e a me va benissimo così.