I 5 nuovi stili di consumo secondo Nielsen

Nielsen ha individuato i nuovi stili di consumo. Come ha fatto? La sua ricerca si basa sull’analisi dei reali comportamenti d’acquisto, andando a sbirciare il carrello della spesa di un Panel Consumatori composto da 9000 famiglie che rappresentano la popolazione italiana. A questi cinque stili di consumo corrispondono cinque veri e propri cluster, definiti in maniera molto dettagliata secondo parametri sociodemografici ed hanno nomi specifici: Golden, Low Price, Mainstream, Silver e Traditional.

La ricerca è stata condotta con particolare attenzione anche per quanto riguarda le categorie e le tipologie di prodotti individuati nei carrelli di spesa. Si tratta quindi di una ricerca particolarmente dettagliata che ci racconta come e dove si sta muovendo il segmento retail sottolineando particolari come il profilo nutrizionale dei beni acquistati. Grazie a questa ricerca possiamo osservare come si comportano le famiglie italiane quando fanno acquisti e soprattutto, come si comporteranno.

 

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Fotolia: #132006920 | Autore: freshidea

Dai dati emerge che i cinque cluster sono “fluidi”, ovvero che non si tratta di raggruppamenti isolati ma che comunicano ed interagiscono fra loro, nonostante le forti differenze che li caratterizzano. Possiamo osservare che esiste un vero e proprio Polo Nord da una parte, più votato all’attenzione al prezzo data la minor disponibilità di spesa, fino ad arrivare al Polo Sud del cluster Golden che diametralmente opposto, si comporta, in termini di spesa, in maniera più opulenta. Il significato? È abbastanza lampante ma vale la pena di sottolinearlo: il ceto medio si è assottigliato in maniera decisa. Quel che possiamo osservare nel mondo retail è che da una parte è cresciuto il settore del discount e dall’altra, è aumentato anche il segmento di marchi specializzati in benessere. Da una parte la convenienza, dall’altra il valore aggiunto. I cluster Low Price, Mainstream e Silver, ovvero il ceto medio, dal 2015 ad oggi hanno effettuato una migrazione, chi verso un potere d’acquisto maggiore, chi minore.

 

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Il gruppo chiamato Silver ne è un esempio abbastanza lampante. Infatti questi 5,9 milioni di famiglie con reddito sopra la media nazionale, prevalentemente localizzate nel Nord Italia, preferiscono fare acquisti in negozi piccoli e vicini a casa. Qui si sfideranno aziende e marchi per riuscire ad essere presenti attraverso prodotti di valore aggiunto anche nei negozi di dimensioni più ridotte ed entrare nelle abitudini di spesa di questo cluster in maniera più pervasiva e capillare. La polarizzazione riguarda ovviamente anche il cluster Mainstream. In questo caso si parla di Mainstream 2.0, un territorio dove le aziende si sfideranno per riuscire ad offrire prodotti a maggior valore aggiunto per chi migra nel Low Price, ma anche consolidare le proprie vendite per chi dirige i propri acquisti nel settore Golden.

 

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Noi di Sint osserviamo questi cambiamenti con grande attenzione e sappiamo dove i nostri servizi di loyalty possono e anzi devono inserirsi per favorire la relazione fra consumatori ed aziende. Immaginiamo che siano i programmi di fidelizzazione gli strumenti ideali, per esempio, per far crescere le vendite di prodotti di valore superiore che un tempo non si trovavano nei discount. Oppure, passando all’altro polo, è assolutamente plausibile che le famiglie provenienti dal ceto medio e nel frattempo approdate ad un cluster superiore, vogliano sentirsi riconosciute in questo cambiamento, relazionandosi in maniera più solida con i brand, non dimenticando il settore di convenienza dal quale provengono. In questo scenario di grande fluidità, la relazione si gioca su linearità dei contatti, riconoscimento del consumatore come individuo unico ed esperienze gratificanti.

Bianca Mutti

Faccio parte di Sint dal 1990 e, dopo aver ricoperto diversi ruoli all’interno dell’azienda, posso affermare che sia diventata espressione della mia personalità e professionalità. Oggi ne sono il Direttore Generale. Ho cominciato ad occuparmi di marketing prima ancora che le Aziende ne sentissero la necessità e ne ho esplorato i diversi ambiti. Osservo con curiosità le trasformazioni del mercato, scoprendo che quello che si teorizzava negli anni ’80 oggi si comincia a farlo davvero.